di Marco Travaglio

Ci sono diversi modi per ricordare il ventennale di Mani Pulite. I partiti commemorano l’anniversario offrendo ogni giorno qualche ladro alle manette (ieri è toccato all’Umbria). Il Comune di Firenze discute di una via da dedicare a Bottino Craxi. Il Tribunale di Torino condanna a 16 anni due potentissimi dirigenti dell’Eternit. E il governo Monti decide che l’Italia, per com’è messa, non può permettersi le Olimpiadi a Roma nel 2020: uno scherzetto da 5 miliardi, destinati, secondo le prassi italiote, a diventare 15 o 20. Se ne riparlerà un’altra volta, se e quando avremo una classe dirigente capace e onesta. Cioè chissà quando. Quest’anno niente Carnevale: si passa subito alla Quaresima. Finalmente una decisione saggia e sobria, tanto più meritoria quanto possenti erano le pressioni del partito trasversale del magnamagna (cioè di tutti i grandi partiti e delle retrostanti cricche). Forse, fra qualche mese o anno, salteranno fuori le intercettazioni di questo o quel magnager o prenditore con questo o quel politico per garantirsi, fra una risata e un furto, appalti milionari, magari da affidare alla Protezione civile con la scusa dell’urgenza e da assegnare, come ai bei tempi dei bertoladri, a trattativa privata, brevi manu, senza controlli della Corte dei Conti, tutto in famiglia, in cambio di favori, mazzette, massaggi alla cervicale e anche un po’ più in giù. I protagonisti della politica e dell’impresa sono sempre gli stessi. Quelli che hanno scavato un debito pubblico da 2 mila miliardi di euro. Quelli che hanno portato i costi dell’alta velocità ferroviaria al record europeo (da 20,3 a 96,4 milioni a km, a seconda delle tratte, contro i 10,2 della Francia e i 9,8 della Spagna). Quelli che ancora tre anni fa moltiplicavano la spesa per il G8 fantasma della Maddalena (poi spostato all’Aquila): dal preventivo di 295 milioni al conto finale di 476 (e meno male che scattarono le manette, altrimenti si sarebbe arrivati a 594 milioni). Quelli che rubavano pure sulle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia (solo per il Parco della musica a Firenze, i costi lievitarono dagli iniziali 80 milioni a 236). Il grande protettore del sistema Bertolaso era Gianni Letta. Bene, sapete chi è il presidente onorario del Comitato promotore di Roma 2020, a braccetto col sindaco Alemanno, quello che non distingue la neve dalla pioggia? Gianni Letta. Il presidente effettivo invece è un altro giovine virgulto della politica e dello sport: Mario Pescante. Letta e Pescante, due nomi due garanzie. Letta, nel 1980, incassò 1 miliardo e mezzo di lire dai fondi neri dell’Iri e nel 1993 confessò a Di Pietro di aver pagato una mazzetta Fininvest di 70 milioni di lire al segretario del Psdi Antonio Cariglia (“La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino”): si salvò per amnistia. Poi sponsorizzò galantuomini come Guarguaglini, Pollari, Bisignani e naturalmente Bertolaso. Chi meglio di lui per garantire trasparenza negli appalti olimpici? L’ottimo Pescante, nato ad Avezzano come Letta, fu ai vertici del Coni ai tempi dei mondiali di Italia 90 e delle spese folli per gli stadi: memorabile la ristrutturazione dell’Olimpico di Roma, costata quanto due o tre stadi nuovi (preventivo 80 miliardi, spesa finale 206). Poi dovette dimettersi da presidente del Coni per lo scandalo del doping nel calcio: il pm Guariniello scoprì che il cosiddetto “laboratorio antidoping” dell’Acquacetosa cercava tutto fuorché il doping: le provette con le urine degli atleti venivano gettate anzichè analizzate. Il laboratorio truffa fu chiuso dal Comitato olimpico internazionale e l’antidoping affidato a laboratori esteri, che guardacaso scoprirono un sacco di italiani dopati. Già vicino ai Ds, Pescante si riciclò prontamente come deputato di An e sottosegretario allo Sport, poi vicepresidente del Cio e numero uno delle Olimpiadi di Roma 2020. Che, per fortuna, resteranno un sogno. Anzi, un incubo.

Da Il Fatto Quotidiano del 15/02/2012.

(Triskel182) / foto: Il Manifesto

Rosella Roselli per Il Simplicissimus

E’ arrivata la neve anche a Roma, tanta. Come non se ne vedeva da anni. Uno spettacolo impareggiabile e insolito, stupendo. Una gioia per i ragazzini. Ma dopo lo stupore iniziale, comincia già a subentrare lo smarrimento. Non ci siamo abituati, è vero. Le difficoltà, i mille ostacoli cittadini, si moltiplicano, diventano insormontabili. Specialmente nelle periferie, dimenticate sempre e oggi addirittura isolate. Stamattina, a Cinecittà est, quartiere sorto negli anni del secondo sacco di Roma, ci siamo svegliati sotto una coltre di neve che sfiora i 30 cm., fra lampioni abbattuti dagli alberi che non hanno retto il peso della neve, automobili rimaste in panne in mezzo alla strada -non ancora rimosse-, strade bloccate da grossi rami spezzati, finiti anche sulle macchine parcheggiate e altri rami pericolanti. I pompieri, giunti dopo ore e chiamati dopo il loro arrivo ad altri interventi sicuramente più urgenti, hanno rimosso soltanto parte degli ostacoli. Non è dato sapere se e quando torneranno a mettere in sicurezza il quartiere e i suoi abitanti. Rimaniamo a contemplare la bellezza e lo sfacelo.

Italìa catastròfa, ha detto ieri un camionista bulgaro bloccato da due giorni sulle strade italiane collassate durante la tempesta di neve e freddo. E si che non era inatteso il Burian che ha portato il gelo vero nel molle inverno romano. Da settimane se ne parlava, giornali e televisioni hanno per giorni rilanciato allarmi e consigli per i cittadini, perché fossero preparati all’evento. A quanto pare però, il sindaco Alemanno deve aver ritenuto che un appello alla cittadinanza, invitata a limitare gli spostamenti , potesse essere sufficiente, insieme al surreale e tardivo comunicato semi-ufficiale di sospensione della didattica di ieri e all’ordinanza che obbliga gli automobilisti -dalla mezzanotte di oggi e per le prossime 36 ore- a circolare con le catene montate o con gli pneumatici da neve.      (segue)