poesia


Consigli di Ennio Flaiano a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari.
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–  Chi apre il periodo, lo chiuda.
− È pericoloso sporgersi dal capitolo.
− Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
− Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
− Chi tocca l’apostrofo muore.
− Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
− La persona educata non sputa sul componimento.
− Non usare l’esclamativo dopo le 22.
− Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
− Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
− Tenere i soggetti al guinzaglio.
− Non calpestare le metafore.
− I punti di sospensione si pagano a parte.
− Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
− Per le rime rivolgersi al portiere.
− L’uso del dialetto è vietato ai minori dei 16 anni.
− È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
− È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
− Nulla è dovuto al poeta per il recapito.
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Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale, cucina, albergo, radio, fonderia, in mare,
su un aereo, in autostrada, a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,.. a chi fa una promessa,
a chi l’ha mantenuta, a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto, allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango, a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce, a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia, all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata, a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe, a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia, a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo, a chi restituisce da quello che ha avuto, a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo, ai pareggi, alle ics della schedina, a chi fa un passo avanti e così disfa la riga, a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera e tra questi non ha trovato il suo.
Erri De Luca – “Prontuario per il brindisi di Capodanno”
(da: ‘L’Ospite Incallito’)
(testo e foto presi da qui)


LA GENTE CHE MI PIACE

Mi piace la gente che vibra,
che non devi continuamente sollecitare
e alla quale non cè bisogno di dire cosa fare
perché sa quello che bisogna fare e lo fa.

Mi piace la gente che sa misurare
le conseguenze delle proprie azioni,
la gente che non lascia le soluzioni al caso.

Mi piace la gente giusta e rigorosa,
sia con gli altri che con se stessa,
purché non perda di vista che siamo umani
e che possiamo sbagliare.

Mi piace la gente che pensa
che il lavoro collettivo, fra amici,
è più produttivo dei caotici sforzi individuali.

Mi piace la gente che conosce
l'importanza dell'allegria.

Mi piace la gente sincera e franca,
capace di opporsi con argomenti sereni e ragionevoli.

Mi piace la gente di buon senso,
quella che non manda giù tutto,
quella che non si vergogna di riconoscere
che non sa qualcosa o si è sbagliata.

Mi piace la gente che, nell'accettare i suoi errori,
si sforza genuinamente di non ripeterli.

Mi piace la gente capace di criticarmi
costruttivamente e a viso aperto:
questi li chiamo i miei amici.

Mi piace la gente fedele e caparbia,
che non si scoraggia quando si tratta
di perseguire traguardi e idee.
Mi piace la gente che lavora per dei risultati.

Con gente come questa mi impegno a qualsiasi impresa,
giacché per il solo fatto di averla al mio fianco
mi considero ben ricompensato.

MARIO BENEDETTI (scrittore, poeta, saggista uruguaiano)

e su Repubblica …


ATTENSIONE ATTENSIONE!

Apologia di Creato! Là, oltre l’almeno, tra campi di mucchi, nella valle del sé, nel regno dei gesti, agli antipodi, dove si mandano giù i rospi per sputare i principi, dove si usa l’incredibile per fare il possibile, là, c’è la lingua levatoia che fa passare il pensiero. Scrittura carraia: non ci deve essere nulla davanti. Certo che costa: è la cauzione che serve per "sprigionar" le forze! E’nergia! Energia enucleare per estrarre la forza chiusa, parola di minattore. Trasporto carichi emotivi, Consolato degli Insetti, donatori d’idee, collaudatori d’attimi: attensione!
Attensione! Si è perso del tempo! Non resta che pregare Tantalo (Sua Quantità), Dio del colmo (Sua Vastità), e fare apparire i soqquadri. Mai zitti, anima in bocca. Dove sta scritto? Sta scritto qui (Nel)! Uomini del dappertutto unitemi!

Alessandro Bergonzoni
 

» DIARIO AZZURRO n.336 del 27.04.2011

di SILVANO AGOSTI

LETTERA A NANNI MORETTI

Caro Nanni,

ieri sera ho attraversato la strada e me ne sono
andato al Cinema Giulio Cesare,  proprio di
fronte a casa mia, a vedere il tuo film Abemus
Papam.
Ho vissuto, te lo dico subito, un’esperienza la
cui complessità ancora non mi abbandona.
Ma vorrei cominciare dal basso.
Si tratta di un film assolutamente “opportuno” per questi tempi di smarrimento
e di inconcludenza storica e sociale. Si direbbe che il protagonista senza volerlo,
presti la sua voce e i gesti all’intero mondo, certamente al mondo occidentale,
per confessare la propria impotenza di fronte al passaggio da un’Era ad un’altra.
Finisce l’Era del leaderismo, quella per intenderci in cui si dava la massima
importanza al Leader Massimo cui si affidava l’ingenua responsabilità di “salvare
il mondo”. Ma da chi? In realtà da un modo di gestire la vita degli esseri umani
che tenta ancora assurdamente di difendere una struttura piramidale con sulla
cima l’abisso insulso del potere e poi le caste militari e religiose, i privilegiati e
più giù i professionisti e i mercanti e gli operai e sotto la base i derelitti e i disperati,
tutti comunque e sempre sottomessi. Vedo invece nella nuova Era la possibilità
di concepire la struttura dell’organizzazione sociale come una amabile sfera e tutti
gli esseri umani equidistanti appunto dal centro, cioè dalla vita.
Penso questo come solo articolo di un’eventuale Costituzione mondiale “qualsiasi
progetto deve operare nel benessere di tutti”. Non occorrerebbe neppure scriverlo,
perché lo è già nella coscienza di ognuno, sia di chi lo persegue, sia di chi da
sempre lo infrange.
Il solenne e suggestivo inizio del film, perfettamente condotto fino alla sparizione
del neo papa dietro il camion, rimarrà nella mia memoria e nel territorio delle mie
emozioni un blocco potente e indelebile. Qualsiasi attributo d’altro genere lascia
il posto alla sensazione che tu abbia fatto un film “importante”. Credo che, come me,
chiunque vedrà il tuo film vivrà questo strano sentimento di vederlo affiorare poco a
poco con la sua miriade di significati e di virtù, magari spesso inconsapevoli ma
assolutamente certi nella funzione di far capire per sempre l’estraneità della Chiesa
dall’esperienza Cristiana. Non a caso nel tuo film si nomina qualche volta dio, mai
Gesù Cristo.
La chiesa è lontana dalla figura storica o anche mitica di Cristo come le mille luci di
New York sono lontane dalla maestosità del sole. E bada bene che per me Cristo
significa l’Essere Umano, per essere chiari “qualsiasi essere umano”.
La seconda immensa intuizione contenuta nel film, anche se espressa un po’ di
fretta e in modo spesso incerto è il valore travolgente del gioco. Il Gioco come
cultura più antica, capace di racchiudere tutti i linguaggi espressivi dalla parola
all’immagine. Dal mimo alla recita, dall’agonismo alla danza, dall’invenzione al
ricordo. Il Gioco, territorio di crescita e di evoluzione dei sentimenti e delle emozioni.
Il Gioco, dinamico e immobile come lo scorrimento della pellicola, come il mistero
stesso del cinema.
La scelta della palla a volo a mio parere ingoffisce un po’ la rarità di questa
intuizione,
sminuendo la credibilità, fino allora nel film convincente, del ceto cardinalizio.
Il mio sguardo avrebbe gradito giochi ancora più elementari come la Mosca Cieca,
Anello Anello, ll Mondo. I giochi danzanti e pantomimici dei bambini e delle bambine
di cinque o sei anni. Pazienza.
Tuttavia, come ho scritto appena tornato a casa: “Tutto sommato, malgrado qualche
coraggiosa ingenuità, si tratta di un film prezioso e, nei confronti del presente,
molto "opportuno". Potente e fragile, come l'adolescenza che anche in questa
importante opera, pedina, perseguita e incalza da sempre l'Autore del film.
Il messaggio più importante del tuo lavoro, caro Nanni è racchiuso in quello che il
tuo Papa Smarrito non riesce a dire, e le geniali incertezze del protagonista
sembrano alludere a un viscerale rifiuto di portare avanti e di legittimare la sublime
truffa  metafisica di una cultura che giustifica il proprio oblio dell’estrema preziosità
dell’essere umano occupandosi sempre e soltanto di Dio e della sua onnipotenza
e non dei reali bisogni degli uomini.
Insomma, forse sta davvero affiorando nel tempo l’Era dell’Essere Umano e il tuo
film, caro Nanni, dipingendo con tanta precisione l’inguaribile senilità del potere
offre un suo primo fondamentale contributo.

Silvano.

http://www.azzurroscipioni.com/ita/diario27042011.asp 

 
 http://www.azzurroscipioni.com/ita/diario27042011.asp  

domenica 12 marzo a ROMA, ore 14.00


a MILANO, Largo Cairoli ore 15 (dal blog di Piero Ricca)
e in altre citta' in Italia e all'estero
http://www.adifesadellacostituzione.it/

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