» DIARIO AZZURRO n.336 del 27.04.2011

di SILVANO AGOSTI

LETTERA A NANNI MORETTI

Caro Nanni,

ieri sera ho attraversato la strada e me ne sono
andato al Cinema Giulio Cesare,  proprio di
fronte a casa mia, a vedere il tuo film Abemus
Papam.
Ho vissuto, te lo dico subito, un’esperienza la
cui complessità ancora non mi abbandona.
Ma vorrei cominciare dal basso.
Si tratta di un film assolutamente “opportuno” per questi tempi di smarrimento
e di inconcludenza storica e sociale. Si direbbe che il protagonista senza volerlo,
presti la sua voce e i gesti all’intero mondo, certamente al mondo occidentale,
per confessare la propria impotenza di fronte al passaggio da un’Era ad un’altra.
Finisce l’Era del leaderismo, quella per intenderci in cui si dava la massima
importanza al Leader Massimo cui si affidava l’ingenua responsabilità di “salvare
il mondo”. Ma da chi? In realtà da un modo di gestire la vita degli esseri umani
che tenta ancora assurdamente di difendere una struttura piramidale con sulla
cima l’abisso insulso del potere e poi le caste militari e religiose, i privilegiati e
più giù i professionisti e i mercanti e gli operai e sotto la base i derelitti e i disperati,
tutti comunque e sempre sottomessi. Vedo invece nella nuova Era la possibilità
di concepire la struttura dell’organizzazione sociale come una amabile sfera e tutti
gli esseri umani equidistanti appunto dal centro, cioè dalla vita.
Penso questo come solo articolo di un’eventuale Costituzione mondiale “qualsiasi
progetto deve operare nel benessere di tutti”. Non occorrerebbe neppure scriverlo,
perché lo è già nella coscienza di ognuno, sia di chi lo persegue, sia di chi da
sempre lo infrange.
Il solenne e suggestivo inizio del film, perfettamente condotto fino alla sparizione
del neo papa dietro il camion, rimarrà nella mia memoria e nel territorio delle mie
emozioni un blocco potente e indelebile. Qualsiasi attributo d’altro genere lascia
il posto alla sensazione che tu abbia fatto un film “importante”. Credo che, come me,
chiunque vedrà il tuo film vivrà questo strano sentimento di vederlo affiorare poco a
poco con la sua miriade di significati e di virtù, magari spesso inconsapevoli ma
assolutamente certi nella funzione di far capire per sempre l’estraneità della Chiesa
dall’esperienza Cristiana. Non a caso nel tuo film si nomina qualche volta dio, mai
Gesù Cristo.
La chiesa è lontana dalla figura storica o anche mitica di Cristo come le mille luci di
New York sono lontane dalla maestosità del sole. E bada bene che per me Cristo
significa l’Essere Umano, per essere chiari “qualsiasi essere umano”.
La seconda immensa intuizione contenuta nel film, anche se espressa un po’ di
fretta e in modo spesso incerto è il valore travolgente del gioco. Il Gioco come
cultura più antica, capace di racchiudere tutti i linguaggi espressivi dalla parola
all’immagine. Dal mimo alla recita, dall’agonismo alla danza, dall’invenzione al
ricordo. Il Gioco, territorio di crescita e di evoluzione dei sentimenti e delle emozioni.
Il Gioco, dinamico e immobile come lo scorrimento della pellicola, come il mistero
stesso del cinema.
La scelta della palla a volo a mio parere ingoffisce un po’ la rarità di questa
intuizione,
sminuendo la credibilità, fino allora nel film convincente, del ceto cardinalizio.
Il mio sguardo avrebbe gradito giochi ancora più elementari come la Mosca Cieca,
Anello Anello, ll Mondo. I giochi danzanti e pantomimici dei bambini e delle bambine
di cinque o sei anni. Pazienza.
Tuttavia, come ho scritto appena tornato a casa: “Tutto sommato, malgrado qualche
coraggiosa ingenuità, si tratta di un film prezioso e, nei confronti del presente,
molto "opportuno". Potente e fragile, come l'adolescenza che anche in questa
importante opera, pedina, perseguita e incalza da sempre l'Autore del film.
Il messaggio più importante del tuo lavoro, caro Nanni è racchiuso in quello che il
tuo Papa Smarrito non riesce a dire, e le geniali incertezze del protagonista
sembrano alludere a un viscerale rifiuto di portare avanti e di legittimare la sublime
truffa  metafisica di una cultura che giustifica il proprio oblio dell’estrema preziosità
dell’essere umano occupandosi sempre e soltanto di Dio e della sua onnipotenza
e non dei reali bisogni degli uomini.
Insomma, forse sta davvero affiorando nel tempo l’Era dell’Essere Umano e il tuo
film, caro Nanni, dipingendo con tanta precisione l’inguaribile senilità del potere
offre un suo primo fondamentale contributo.

Silvano.

http://www.azzurroscipioni.com/ita/diario27042011.asp 

 
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